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Bye Bye Tachipirina

dicembre 26, 2011

In questi giorni, scienziati provenienti dalla Francia, dalla Svezia e dal Regno Unito, hanno affermato che :<<si è aperta ufficialmente la strada per la sostituzione del paracetamolo con nuove molecole>>. Il paracetamolo, principio attivo del famoso farmaco “Tachipirina”, presenta infatti, oltre all’indubbia efficacia, diversi effetti collaterali non trascurabili: danni al fegato, reni e midollo spinale, in caso di sovradosaggio.

Sintetizzato per la prima volta nel 1878, ma venendo utilizzato per scopi medici solo dalla metà del secolo scorso, trova impiego come analgesico (lenisce il dolore) e antipiretico (abbassa la febbre). Rispetto ai suoi predecessori, ormai abbandonati in campo farmacologico, presentava due indubbi vantaggi: non era tossico ed era facile da sintetizzare. Nonostante sia usato da più di sessant’anni in campo medico, solo di recente i ricercatori ne hanno compreso il meccanismo di azione, che è la proteina cosidetta TRPA1.

La conoscenza del processo che porta il paracetamolo ad agire sull’organismo è il presupposto quindi per lo sviluppo di farmaci con il medesimo scopo, ma che rendano meno forti gli effetti collaterali, soprattutto nell’eventualità di un sovradosaggio. Si pensi che circa 10 grammi di paracetamolo sono in grado di provocare un’epatite fulminante mortele in un uomo adulto e da questo dato si intuisce la pericolosità di assumere dosi eccessive di questa molecola.

Stampante Samsung SCX-4200 su Debian Squeeze

ottobre 2, 2011

Dopo aver fatto migrare (con grande soddisfazione) tutte le mie macchine a Debian Squeeze, si è posto il problema di far funzionare la mia stampante (e scanner) Samsung SCX-4200, perchè il metodo illustrato qui non funziona su Debian ma era testato solo su Ubuntu.

Mora delle favola sono dovuto andare un po’ a “googlare” per trovare una soluzione, e proprio da un forum di Ubuntu e non di Debian mi è arrivata la soluzione.

  1. per prima cosa aprire il terminale e digitare: thomas@springfield:~$ su per loggarci come utente root;
  2. apriamo il file “/etc/apt/sources.list con il nostro editor di testi preferitoroot@springfield:~# vi /etc/apt/sources.list e aggiungere una riga con scritto “deb http://www.bchemnet.com/suldr/ debian extra”;
  3. salvare il file e uscire dal programma;
  4. digitare sul terminale: root@springfield:~# wget -O - http://www.bchemnet.com/suldr/suldr.gpg | sudo apt-key add -;
  5. dare: root@springfield:~# apt-get update;
  6. per installare i driver: root@springfield:~# apt-get install samsungmfp-driver;
  7. ora che sono stati installati i driver utilizzare Cups per settare la stampante.

Per ora è tutto. Spero di non aver commesso errori nello spiegare la procedura. Sono apprezzate eventuali correzioni e aggiunte segnalate.

Link:

http://ubuntuforums.org/showthread.php?t=341621

Il moto circolare uniforme

ottobre 1, 2011

1  Presentazione generale

Si defisce circolare uniforme il moto di un punto che descrive una traiettoria circolare con modulo della velocitá costante.

1.1 Traiettoria

La traiettoria di un moto circolare uniforme è rappresentata da una circonferenza.

2 Grandezze determinanti un moto circolare

Le grandezze che determinano un moto circolare uniforme sono:

  1. il periodo (T);
  2. la frequenza (f);
  3. la velocità tangenziale (\mathrm{\overrightarrow v});
  4. la velocità angolare o pulsazione (\mathrm{\omega} ).

2.1 Il periodo

Il periodo, indicato con T, rappresenta il tempo che il corpo (o il punto materiale) impiega per compiere una rotazione completa.
Si misura in secondi (s), essendo un tempo.

2.2 La frequenza

La frequenza é il reciproco del periodo e indica il numero di rotazioni compiute da corpo in un secondo.
Si indica con la lettera “f” e la relazione che sussiste tra essa ed il periodo è:

\mathrm{f=\frac{1}{T} ~ s^{-1}}

L’unitá di misura della frequenza é il \mathrm{s^{-1}} detto anche hertz. E’ una grandezza inversamente proporzionale al periodo.

2.3 La velocità tangenziale

La velocità tangenziale, indicata con \mathrm{v} o \mathrm{v_t}, è il vettore velocità tangente alla traiettoria, cioè perpendicolare ai raggi della circonferenza e di modulo costante.

La direzione ed il verso sono invece variabili (seguendo la tangenza alla traiettoria). Essa viene definita come:

\mathrm{v_t=\frac{\Delta s}{\Delta t} = \frac{s_2 - s_1}{t_2 - t_1} ~~ \text{pi\'u semplicemente} ~~ v_t =\frac{2\pi r}{T}}

Viene misurata in \mathrm{\frac{m}{s}}

2.4 La velocità angolare

La velocità angolare, indicata con la lettera greca \mathrm{\omega} (omega), si misura in \mathrm{[rad]/s} o in generale \mathrm{s^{-1}}.

Dati due angoli alla circonferenza qualsiasi di ampiezza \mathrm{\alpha _{1} ~ e ~ \alpha _{2}} la velocità angolare si definisce come:

\mathrm{\omega = \frac{\Delta \alpha}{\Delta t} = \frac{ \alpha _{2} - \alpha _{1}}{t _2 - t _1}}

Si definisce come il rapporto fra l’angolo in radianti e il tempo impiegato a descriverlo.

3 Relazioni tra grandezze

3.1 Frequenza – velocità angolare

Siccome

\mathrm{\omega = \frac{2 \pi}{T} ~~~ e ~~~ T=\frac{1}{f}}

ricaviamo la relazione

\mathrm{\omega = 2 \pi f}

3.2 Velocità angolare – velocità tangenziale

Siccome il modulo della velocità tangenziale è:

\mathrm{v_t = \frac{2 \pi r}{T}}

e

\mathrm{\omega = \frac{ 2 \pi}{T}}

ne consegue che

\mathrm{v_t = \Bigl (\frac{2 \pi}{T} \Bigr )r = \omega r = 2 \pi r f}

4 L’accellerazione centripeta

L’accellerazione centripeta é rivolta verso il centro della circonferenza che costituisce la traiettoria del moto.

Per questo motivo é sempre perpendicolare alla velocitá tangenziale.

Essa viene definita come:

\mathrm{a_c = v_t \cdot \omega}

e alla luce delle relazioni discusse nelle sezioni precedenti

\mathrm{a_c = \omega ^2 r ~~~ o ~~~ a_c=\frac{v_{t}^2}{r}}

5 La forza centripeta

La forza centripeta é derivata direttamente dall’accellerazione centripeta applicata ad uno specico corpo dotato di massa. Si tratta quindi della forza esercitata dal corpo (o punto materiale) sospinto dall’accellerazione.

Siccome il secondo principio della dinamica afferma che:

\mathrm{F=m \cdot a}

ne consegue che la forza centripeta si esprima come

\mathrm{F_c = m \cdot a_c ~ \text{che diventa} ~ F_c=m \cdot \frac{v_t ^2}{r}}

6 Appendice

6.1 Links

http://it.wikipedia.org/wiki/Moto_circolare

I fasci di parabole

settembre 4, 2011

Per definire un fascio di parabole date le due generatrici (con asse parallelo all’asse  “y “) utilizzeremo il metodo di combinazione lineare e successivamente il metodo dei coefficienti parametrici.

1 Combinazione lineare

1.1 Equazione Generale

Dette

\mathrm{p_1:y=ax^2+bx+c} ~~ \mathrm{p_2:y=a_2x^2+b_2x+c_2}

generatrici del fascio, riscriverle in forma implicita, in modo che diventino:

\mathrm{p_1:y-ax^2-bx-c=0} ~~ \mathrm{p_2:y-a_2x^2-b_2x-c_2=0}

E si effettua la combinazione lineare fra le equazioni delle generatrici (sommando le due equazioni moltiplicando una delle due per un parametro che chiameremo “k”), ottenendo la seguente equazione del fascio:

\mathrm{y-ax^2-bx-c +k (y-a_2x^2-b_2x-c_2)=0}

1.2 Condizioni di esistenza

Facendo così, come accade con il fascio di rette, non si puó ottenere la generatrice che viene moltiplicata per “k”, quindi in questo caso la parabola detta “p2″ .

Effettuando i vari raccoglimenti (delle “x” in tutti i loro gradi e del termine noto) isolando il termine in “y” a sinistra e dividendo tutto il secondo membro per il coefficiente della “y” si ottiene la seguente equazione del fascio:

\mathrm{y=\frac{x^2(a+ka_2)}{1+k} + \frac{x(b+kb_2)}{1+k} + \frac{c+kc_2}{1+k}}

relativamente alla quale imponiamo anche delle condizioni:

\mathrm{k \neq -1 \cap (a+ka_2) \neq 0 \cap k \neq - \frac{a}{a_2} }

2 I punti base

I punti base sono i punti in comune tra le due generatrici, ottenuti quindi le soluzioni date dalla risoluzione del sistema delle due equazioni delle parabole generatrici.

\mathrm{p \cap p_2 = {punti~base}}

A seconda delle generatrici del fascio, i punti base potranno essere 2,1 o 0.

punti base in un fascio di parabole con due punti base

I punti base sono A e B

3 Parabole degeneri

Nei casi in cui il coefficiente di secondo grado della parabola si annulla, si ottengono le cosidette parabole degeneri, che sono geometricamente delle rette ma hanno derivazione da un fascio di parabole. Il numero di punti base determina il numero e le caratteristiche delle parabole degeneri di un fascio.

3.1 Due punti base

Quando un fascio ha due punti base le degeneri sono tre:

le tre parabole degeneri un un fascio di parabole

Le parabole degeneri sono le rette tratteggiate.

Detti A e B punti base del fascio, le degeneri hanno le seguenti equazioni:

\mathrm{a:x=x_A ~~~ b:x=x_B ~~~ e:k=\frac{-a}{a_2}}

Nel primo due caso si tratta di due rette parallele all’asse delle ordinate passanti per i due punti base, mentre nel terzo caso (“e”) il parametro “k” ottenuto andrà sostituito nel fascio per ottenere la terza degenere (quella non parallela ad alcun asse del sistema “xOy“).

L’ultima degenere menzionata potrebbe essere anche trovata con il metodo della retta passante per due punti:

\mathrm{m_e=\frac{\Delta y}{\Delta x} = \frac{y_A-y_B}{x_A-x_B}}

\mathrm{y_A=m_ex_A + q}
Risolvendo poi l’equazione in funzione di “q” e trovando quindi l’ordinata all’origine e quindi la retta stessa.

3.2 Un punto base

Nel caso di un solo punto base del fascio, si avrebbero sole due degeneri:

generatrici di un fascio di parabole e due parabole degeneri del fascio

Le due degeneri sono le rette tratteggiate nell'immagine a destra.

Le equazioni delle due parabole degeneri si ottengono così:

\mathrm{a:x=x_{punto~base} ~~~ b:k=\frac{-a}{a_2}}

Nella seconda degenere dovremo, come nel sottocapitolo precedente, sostituire il parametro “k” nell’equazione del fascio, per trovare così la retta (seconda parabola degenere).

3.3 Zero punti base

In questo caso non ci sono parabole degeneri nel fascio.

4 Coefficienti parametrici

In questo caso il fascio viene espresso come una parabola sola con un parametro:

\mathrm{p_1:y=ax^2+bx+c} ~~ \mathrm{p_2:y=a_2x^2+b_2x+c_2}

\mathrm{y=ax^2+bx+c+k(a_2x^2+b_2x+c_2}

E la parabola che viene moltiplicata per il parametro “k” viene indicata come \mathrm{f(x)} .

E’ proprio dallo studio delle soluzioni di quest’ultima (quelle reali), eguagliata a 0, che si trovano le caratteristiche del fascio.

\mathrm{f(x)=0 ~~~ a_2x^2+b_2x+c_2 = 0}

  • due soluzioni distinte, che corrispondono ai punti base;
  • una soluzione in molteplicità due (è un quadrato perfetto), sono due punti base coincidenti. Quindi tutte le parabole del fascio sono tangenti tra di loro nel punto base e vi è solo una retta (la parabola degenere) che è tangente a tutte le parabole del fascio;
  • nessuna soluzione. Non vi sono punti base e vi è una sola retta del piano che non interseca le parabole appartenenti al fascio.

Inoltre, notiamo che:

  • se \mathrm{a_2=0 ~ \to ~ f(x)=b_2x+c_2} , cioè il fascio ha solo un punto base, ma in molteplicità uno, e tutte le parabole del fascio passano per esso ma non sono tangenti tra di loro. L’equazione del fascio diventa \mathrm{y=ax^2+x(b+kb_2)+(c+kc_2)} . Inoltre siccome nel fascio il coefficente “a” non sarà moltiplicato per un parametro “k”, l’apertura di tutte le parabole del fascio sarà uguale (una volta traslate solo sovrapponibili);
  • se \mathrm{a_2 = b_2 =0 ~ \to ~ f(x)=c} , l’equazione del fascio diventa \mathrm{y=ax^2+bx+c+kc_2} e sia il coefficiente “a” che “b” del fascio non hanno il parametro “k”, quindi tutte le parabole del fascio hanno la stessa ampiezza, concavità ed asse. Cambia solo la loro “quota” sull’asse “y”.
Ulteriori informazioni in questa dispensa: http://www.ivancervesato.it/M3_cap_3.pdf

Opzioni di FFmpeg: la soluzione definitiva?

settembre 4, 2011

Se le opzioni di FFmpeg per convertire audio e video direttamente da terminale sono sempre uno stillicidio, ecco una piccola “applicazione” sotto forma di pagina web che fa al caso nostro: si chiama FFmpeg Little Helper e ci permette, dopo aver selezionato tutte le opzioni disponibili, di generare o il comando da terminale corrispondente alle nostre aspettative, o un piccolo script con le medesime funzioni.

Le opzioni disponibili sono tantissime e naturalmente l’uso è veramente elementare, sicuramente alla portata di tutti.

Non ci resta che sbizzarrirci nel convertire i nostri video.

Settanta righe per mille anni d’Italia, ovvero, la sintesi

settembre 1, 2011

“Redarre un testo di massimo 70 righe che sintetizzi la storia dell’Italia, utilizzando solo il libro di testo di Terza”

Il compito poteva sembrare apparentemente banale, ma ad una più attenta analisi uno pensa: “Oddio! 70 righe…storia d’Italia” e subito è convinto di non potercela fare. Qui ci viene in aiuto una capacità fondamentale dell’uomo (spesso dimenticata e relegata nei meandri più oscuri delle nostre facoltà), che consiste nell’estrapolare l’essenza di un concetto, di schematizzarlo e di renderne la fruizione precisa, semplice e immediata: la capacità di sintesi.

Questo lavoro che porto avanti da quasi tre mesi e che a causa delle continue scremature del testo e delle impietose selezioni, porta con sè l’inquietudine di dimenticare qualcosa che sia fondamentale e mi ha portato a riflettere sulla ricerca dell’essenza delle cose e soprattutto su quali sono i motivi per cui troviamo difficoltà in compiti di questo genere:

  • siamo incapaci di valutare quale sia l’effettiva importanza (sempre che esista qualcosa di universalmente valido a riguardo) di un elemento nel contesto generale. Ad esempio quanto sia importante la peste del 1347 nella storia italiana;
  • abbiamo difficoltà nel porre un “valore di soglia” che determini ciò che è importante e ciò che può essere tralasciato (un “discriminante”, per intenderci). Questo problema si ricollega al punto precedente perchè è proprio questo “handicap” che ci nega una corretta valutazione dell’importanza dell’oggetto della nostra analisi;
  • molto “scioccamente”, ho riscontrato la tendenza a compiacersi del proprio essere prolissi e ad essere restii ad affrontare un argomento in pochi e concisi punti;
  • ed infine, il dare più importanza alla lunghezza dell’elaborato piuttosto che alla conformità del contenuto alle direttive operative. Ciò ha come sua massima espressione il fenomeno, diffuso nelle scuole, di scrivere i temi con caratteri e spaziature più grandi del normale (esiste la “normalità”?) per allungare il testo. (Purtroppo lo faccio anch’io e non ne vado fiero)

Non posso valutare se andando avanti con le generazioni la capacità di sintesi degli appartenenti al genere umano sia migliorata o peggiorata (data anche la mia tenera età), ma sono portato a pensare che il continuo flusso di informazioni dai mass-media, i monologhi esasperanti (ed esasperati) dei nostri politici (che forse non hanno capito che è molto più efficace un discorso breve ma dove le informazioni sono facilmente rintracciabili e seguono una sequenza logica) e l’imbastardimento della lingua non facciano altro che rendere questa nostra facoltà sempre meno acuta.

L’unico tentativo di ristabilire un equilibrio sembra venire da Twitter, che con il limite di 140 caratteri per tweet, è reso poco appetibile ai prolissi e agli appassionati (spesso non appassionanti però) monologhisti.

La mia paura è che, anche nell’anno della ricorrenza dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, sarò costretto ad escludere Giuseppe Garibaldi dal mio testo…va bene un po’ di sintesi, ma senza esagerare.

Debian + Fluxbox = Chimica perfetta

settembre 1, 2011

Preambolo

L’idea di utilizzare il Pinguino anche (e soprattutto) su macchine obsolete (128-256 Mb di RAM) mi ha sempre interessato, ma le distribuzioni [1] adatte a questo scopo sono sempre state poche, poco aggiornate e, molto semplicemente e banalmente, poco “blasonate“. Non si tratta di difficoltà d’uso o di abitudine, ma semplicemente di non scendere a compromessi in quanto ad avere un sistema completo nonostante elaboratori abbastanza datati. Quindi, giusto qualche giorno fa, ho pensato:” Perchè non provare (su qemu [2]) Debian Squeeze con fluxbox“.

Installazione

La cosa non è proprio semplicissima all’inizio, perchè fluxbox non viene installata di default dal primo cd di Debian [3] e inoltre volevo evitare di caricare il disco virtuale di dati inutili tralasciando Gnome o KDE. Per questo, arrivato al punto di scegliere i pacchetti da installare, ho spuntato solo “pacchetti fondamentali“, escludendo quelli dedicati alla “grafica” (non installando quindi, almeno in un primo momento, “xorg“).

Il primo avvio

Finita l’installazione mi sono ritrovato con il sistema nuovo di zecca, senza però disporre dell’interfaccia grafica; quindi per prima cosa ho installato “xorg” con il comando “root@springfield # apt-get install xorg” (tutto da root) e poi “fluxbox” con “root@springfield # apt-get install fluxbox“.

Avvio di fluxbox

A questo punto diamo un bellissimo “startx” ed il gioco è fatto. La dotazione di programmi e la grafica sono naturalmente ridotte all’osso (mancano Firefox, The Gimp, Open-Office e simili), ma con il comodo gestore di pacchetti di Debian Squeeze, piano piano si installa tutto. (Ho già provato ad aggiungere “gcc” e qualche utility).

Impressioni dopo qualche giorno di utilizzo

Le impressioni sono state:

  • Risparmio di RAM accettabile ma non eccezionale (con un solo xorg, fluxbox e un emulatore di terminale [4] che lancia “top” consuma quasi 96 Mb su 125); ma tanto c’è la swap che aiuta, quindi problemi grossi non ce ne dovrebbero essere anche nelle applicazioni “reali” (non su virtual machine);top debian
  • Grafica,nonostante sia spartana, è abbastanza comoda (a parte il menù per lanciare i programmi), ma ovviamente in linea con le aspettative;
  • Dotazione software un po’ scarna, ma essenziale [5] e facilmente ampliabile con il gestore di pacchetti (è stata una precauzione installare pochi programmi per mantenere “leggero” il sistema);
  • Funzionamento fluidissimo. Senza mai nemmeno un intoppo;
  • Avvio praticamente in 10 o meno secondi…eccezionale!
Note:
  1. ad esempio “DSL – Damn Small Linux” o ” Puppy Linux”;
  2. macchina virtuale;
  3. per installare Debian basta il primo cd, ma la grande mole di pacchetti disponibili per esso sono contenuti soprattutto negli altri cd oltre che online;
  4. l’onnipresente “xterm”;
  5. di frequente l’essenzialità è una caratteristica positiva, soprattutto nel campo dell’informatica;
 
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